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  • Valeria Chiappetta

Acne, alimentazione e rimedi fitoterapici

Aggiornato il: set 13

L’acne è una patologia infiammatoria dell’unità pilosebacea, a carattere cronico-recidivante e a patogenesi multifattoriale: le sedi preferenziali sono il volto, il tronco, il collo, il meato acustico esterno.

In base al tipo di lesione che prevale si può distinguere in

1. acne non infiammatoria

2. acne infiammatoria con noduli, cisti, pustole

E’ un fenomeno maggiormente presente in età adolescenziale, anche se ci sono forme persistenti o a insorgenza tardiva, e non ci sono differenze sostanziali tra maschi e femmine, nelle ragazze può presentarsi solo più precocemente; spesso ne sono colpite le donne affette da ovaio policistico.

Le forme molto gravi di acne o a volte anche solo la percezione che il paziente ha della gravità della proprio malattia possono avere un impatto psicologico molto severo che può sfociare in alcuni casi nella depressione e nell’isolamento sociale: proprio questi risvolti psicologici hanno portato da qualche anno a riconoscere l’acne come una vera e propria patologia e non a considerarlo come un problema esclusivamente estetico.

Esistono vari fattori predisponenti:

· genetici (studi sui gemelli monozigoti hanno mostrato una concordanza del 100% nei tassi di produzione del sebo) anche se sono stati individuati con sicurezza solo pochi geni responsabili dell’espressione di molecole coinvolte nel metabolismo degli steroidi, degli androgeni e di molecole espresse a livello delle ghiandole sebacee;

· ambientali come farmaci (antidepressivi, ormoni), cosmetici contenenti paraffina/vasellina/olii, fumo di sigaretta, agenti meccanici che provocano pressione o frizione o grattamento, alimentazione, stress (determina esacerbazione dell’acne persistente), radiazioni elettromagnetiche e grado di umidità

Ma vista la varietà di fattori predisponenti, quali sono le cause scatenanti che portano all'insorgenza dell'acne?

Dagli ultimi studi l’acne viene ormai definita come patologia infiammatoria ab initio, differentemente da quanto ipotizzato fino a qualche tempo fa: si è osservato infatti che la flogosi è presente intorno al follicolo già prima della comparsa dei microcomedoni, e quindi si ipotizza che sia l’infiammazione stessa la causa della formazione dei microcomedoni. Da un punto di vista batterico si è visto che la colonizzazione da parte di Cutibacterium acnes (Gram+), batterio ritenuto responsabile della manifestazione dell'acne, è presente sia nei soggetti sani che nei soggetti acneici, quello che si differenzia è il ceppo: mentre nei soggetti acneici è presente il ceppo IA1 e IA2, nei soggetti sani sono presenti i ceppi IB, IC, II, III; in più si è visto che il Cutibacterium è in grado di produrre dei biofilm che lo rendono meno responsivo alle terapie antibiotiche.

Come in tutte le patologie infiammatorie, anche nell’acne si ha il coinvolgimento sia dell’immunità innata che di quella adattativa (in particolare TNF-alfa e linfociti T)ma questo aspetto è in fase di studio.

L’acne può essere classificata come

1. acne comedonica tipicamente giovanile

2. acne papulo-pustolosa, la più comune, che fa si che la pelle del viso abbia un aspetto più lucido

3. acne nodulo-cistica, meno del 10% dei casi, a prevalenza soprattutto maschile; può dare luogo a cicatrici molto deturpanti

4. acne conglobata che rappresenta la forma più grave dell’acne nodulo-cistica

Un tipo di acne che colpisce soprattutto le donne è l’acne “late onset” e può essere sia persistente che a insorgenza tardiva: la causa può essere l’iperandrogenismo o un'alterata sensibilità dei recettori cutanei degli androgeni alle variazioni ormonali fisiologiche tipiche del ciclo mestruale. Si tratta di un acne lieve con lesioni infiammatorie papulo-postulose localizzate nella regione inferiore del volto.

L'acne può andare piano piano a regredire senza lasciare segni evidenti o può avere degli esiti più negativi come delle cicatrici atrofiche, caratterizzate dalla presenza di tessuto connettivo sclerotico con fibre di collagene ispessite o cicatrici ipertrofiche, dovute all’iperattività dei fibroblasti durante la prima fase di riparazione tissutale.


Alimentazione

Una decina di anni fa i ricercatori hanno cercato di individuare i nutrienti che potessero influenzare gli squilibri endocrini che possono essere alla base della comparsa dell'acne: come accade anche in altre patologie (per esempio la PCOS) si è individuato un primo responsabile nel carico glicemico dei pasti. Valori elevati di zuccheri nel sangue comportano un aumento nella secrezione di insulina e una conseguente iperinsulinemia che a sua volta comporta degli squilibri nei livelli degli androgeni che possono essere alla base della comparsa dell'acne.

Nel 2012 è stato condotto uno studio su 32 pazienti affetti da acne con un gruppo che doveva seguire una dieta a basso carico glicemico e un gruppo di controllo: dopo 10 settimane il gruppo che aveva seguito la dieta a basso carico glicemico aveva mostrato un miglioramento sia clinico che istopatologico delle lesioni acneiche sia infiammatorie che non; inoltre sempre in questo gruppo si era registrata la riduzione delle dimensioni delle ghiandole sebacee che una diminuzione dell'infiammazione.

Altri studi hanno messo in correlazione il consumo di latte (che ha un indice insulinemico alto) con lo sviluppo dell'acne: si è visto che il consumo di latte comporta un incremento dei livelli sierici di insulina e IGF-1 comparabili a quelli che si osservano in una dieta ad alto indice glicemico. A sua volta l'insulina induce la secrezione di IGF-1 epatico e insieme i due ormoni amplificano gli effetti stimolatori dell'ormone della crescita sulla proliferazione dei sebociti e sulla lipogenesi.

Per questo in presenza di acne è consigliabile una dieta a basso carico glicemico, privilegiando alimenti a basso indice glicemico e con un consumo basso di latte e proteine del latte; inoltre è consigliabile eliminare grassi trans, ridurre i grassi saturi e prediligere fonti di acidi grassi buoni come l'olio EVO e la frutta secca


Integrazione e fitoterapia

L’acne è una patologia cronica che richiede tempo e cure: infatti può durare da 6 mesi a anni e ogni volta che si interrompono le cure si potrebbe avere un riaffioramento della patologia; nonostante ciò è fondamentale curare l’acne sia per impedirne un peggioramento sia per evitare che gli esiti siano gravi e irreversibili.

Inoltre anche se dovesse riemergere dopo la sospensione della cura, si manifesterà in forme più lievi: in questo percorso è fondamentale però farsi seguire da un professionista per riuscire a gestire al meglio la cura e l’andamento della patologia.

Oltre al trattamento con i farmaci, si è visto che dei buoni risultati si possono ottenere anche ricorrendo a rimedi fitoterapici specifici.

Tra le piante che si possono utilizzare abbiamo:

· la Bardana, una pianta molto utilizzata in presenza di diversi problemi cutanei (dermatosi, acne, eczema, psoriasi, forfora). Grazie all’arctiopicrina, un antibiotico naturale, e all’inulina, un antifungino, induce la riduzione dei batteri a livello epidermico, ha un’azione anti-comedogenica, evitando l’occlusione e l’accumulo di residui di pelle, ha un’azione cicatrizzante grazie alla presenza dell’acido arctico e riduce le macchie e la formazione delle cicatrici, ha un’azione lenitiva grazie alla presenza di mucillagini che riescono a ridurre rossore e prurito. E’ controindicata in caso di uso di farmaci ipoglicemizzanti perché ne può potenziare l’effetto; inoltre può aumentare il rischio di sanguinamento e bisogna stare attenti all’eventuale associazione con farmaci anticoaugulanti.

· Viola del Pensiero: ha un’azione lenitiva, antipruriginosa, contrasta la seborrea; potenzia l’attività biliare, la secrezione biliare e la diuresi esplicando quindi anche un’azione detossificante

· Ortica: ha un’azione depurativa sul tessuto cutaneo, azione tonica, antinfiammatoria e diuretica; potrebbe dare occasionalmente disturbi gastrointestinali.

Diversi studi inoltre hanno evidenziato una correlazione tra i livelli di zinco e disturbi cutanei: in particolare il tipo e la gravità dell’acne correlano spesso con bassi livelli sierici dello zinco.

I meccanismi non sono ancora chiari ma si sa che lo zinco è coinvolto in tantissimi processi come la regolazione del metabolismo di proteine, glucidi e grassi, la regolazione della trascrizione genica, il mantenimento della risposta immune, la regolazione dei processi infiammatori.

Circa il 30% della popolazione mondiale è carente di zinco: negli alimenti è presente nelle ostriche, crostacei, pesci, semi di zucca, zenzero, noci, nocciole, legumi, cereali integrali, cannella, cardo mariano, camomilla ma sempre in basse quantità e per questo si potrebbe rendere necessaria un’integrazione.

Si è visto che lo zinco sulla pelle ha diversi effetti:

· antibiotico, senza dare gli effetti collaterali degli antibiotici

· regola la vitamina E nel sangue aiutando il corpo a guarire le ferite

· aiuta l'assorbimento della vitamina A: infatti bassi livelli di zinco correlano con bassi livelli della proteina che lega il retinolo (RPB) e quindi con una diminuzione nella quantità di vitamina A disponibile

· antiossidante

· regola l’attività delle ghiandole sebacee dal momento che è contenuto in diversi ormoni


Ma ricordate: è fondamentale non ricorrere mai al fai-da-te!



Bibliografia


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  • Scuola di Nutrizione Salernitana

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  • Scuola di Nutrizione Salernitana

  • http://www.alimentazioneinequilibrio.com




 

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