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  • Valeria Chiappetta

PCOS e alimentazione

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una malattia endocrino-metabolica multifattoriale ed è la più frequente nelle donne in età riproduttiva, con un’incidenza del 5-10% della popolazione femminile.

Secondo i criteri di Rotterdam si può fare diagnosi di ovaio policistico in presenza di almeno 2 tra i seguenti sintomi:

1. oligo/anovulazione cronica

2. iperandrogenismo clinico e/o biochimico (acne, irsutismo, squilibrio nel rapporto degli ormoni LH/FHS)

3. presenza di cisti o microcisti ovariche

e in assenza di altre cause per l’iperandrogenismo o l’anovulazione.

Non esiste un’unica forma di PCOS ma esistono diversi fenotipi possibili per la sindrome dell’ovaio policistico

· fenotipo completo con iperandrogenismo, oligoanovulazione e ovaio micropolicistico

· fenotipo classico con iperandrogenismo e cicli anovulatori, senza ovaio micropolicistico all’ecografia

· fenotipo ovulatorio con iperandrogenismo e ovaio micropolicistico all’ecografia, cicli ovulatori

· fenotipo normoandrogenico (detto mild) con cilci anovulatori e ovaio micropolicistico all’ecografia, ma senza iperandrogenismo

La PCOS porta con sé diverse complicanze come per esempio problemi in gravidanza (aborti spontanei, diabete gestazionale, ipertensione arteriosa, neonati piccoli per l’età gestazionale), diabete mellito, aumento di probabilità delle malattie cardiovascolari (dislipidemia, ipertensione arteriosa, aterosclerosi), aumento del rischio di carcinoma endometriale; tutte queste complicanze derivano dal fatto che nella PCOS possono essere presenti diversi tipi di squilibri:

  • squilibrio riproduttivo dovuto all’aumento di testosterone e androgeni che determinano squilibri nei cicli mestruali e di conseguenza una minor capacità riproduttiva: questo fa sì che la PCOS rappresenti la principale causa di infertilità nelle donne; sempre a causa di questi squilibri le donne affette da PCOS presentano un rischio più alto di andare incontro ad aborti spontanei (ne è colpito circa il 30-35%)

  • squilibrio iperandrogenico che porta ad avere una maggiore quantità di estrogeni ed androgeni circolanti: le cause di questo squilibrio possono essere diverse, sia genetiche e ipofisiarie, sia legate al sovrappeso. Questo squilibrio si manifesta con varie forme di virilizzazione come ad esempio un aumento della massa muscolare, alopecia androgenetica, acne (20-40%), irsutismo (75%-80%). Tale squilibrio ormonale si può ripercuotere anche sul cortisolo: infatti nelle donne affette da PCOS si registrano livelli più alti di cortisolo e queste sono maggiormente colpite da stress, nervosismo o ansia.

  • squilibrio metabolico con presenza di obesità addominale e insulinoresistenza. Il grasso addominale, a differenza di quello gluteo-femorale comporta un aumento del rischio di incorrere in dislipidemia, ipertensione, diabete e malattie cardiovascolari; l’insulino-resistenza determina una minore responsività delle cellule all’insulina e questo causa iperglicemia, aumento dei trigliceridi e degli acidi grassi liberi nel circolo, diminuzione dei livelli di colesterolo HDL, diminuzione dell’utilizzo delle riserve adipose (e diminuzione quindi della lipolisi): di fatto quindi la condizione di insulino-resistenza causa una diminuzione nella capacità di perdere peso.

In questo quadro si è visto che la perdita di peso comporta un miglioramento di tutte le manifestazione della PCOS e anche nelle pazienti normopeso si è vista la riduzione di tutta la sintomatologia se si segue una dieta a basso carico glicemico: già con una riduzione del peso del 5-10% si ha infatti un miglioramento del ciclo mestruale, una diminuzione degli androgeni circolanti e un aumento del 78% della possibilità di concepimento.

Cambiare lo stile di vita vuol dire avere una vita più attiva praticando regolare attività fisica: infatti anche lo sport contribuisce alla riduzione dell’insulino-resistenza, dal momento che migliora la sensibilità delle cellule all’insulina, all’aumento dei livelli di colesterolo HDL, determinando un miglioramento del quadro lipidico, e alla diminuzione degli androgeni liberi; è consigliabile quindi praticare attività fisica con intensità adeguata e modesta sudorazione minimo 3 volte a settimana almeno per 45 minuti. Ci sono studi che hanno messo in evidenza come l’attività fisica comporti anche una diminuzione dei livelli di ansia e depressione nelle donne affette da PCOS.

Inoltre è consigliabile:

· limitare il fumo sia perché i composti chimici contenuti possono aumentare infiammazione e stress ossidativo sia perché aumenta il grasso addominale e viscerale; inoltre è controindicato quando si assumono estroprogestinici perché aumenta il rischio trombo-embolico

· limitare l’alcol perché l’etanolo contribuisce all’insulino resistenza e all’aumento di peso

Ma quindi cosa si può fare in caso di PCOS con l’alimentazione?

Affrontare la PCOS da un punto di vista alimentare significa soprattutto affrontare l’insulino-resistenza attraverso un regime a basso carico glicemico, poichè abbassando la quantità di zuccheri si può avere una più lenta secrezione di insulina che indurrà un miglioramento in tutta la sintomatologia causata dal disequilibrio ormonale; per questo motivo questa strategia viene consigliata anche alle donne normopeso affette da PCOS.

In cosa consiste seguire una dieta a basso carico glicemico?

· preferire cereali integrali in chicchi (preferibilmente biologici) rispetto a pane e pasta che hanno un carico glicemico più elevato: un modo per abbassare la risposta glicemica alla pasta è quella di cuocerla al dente, ma è comunque preferibile limitarla

· attenzione a non eccedere nel consumo di frutta, cercando di mangiare il frutto intero (con tutta la buccia se siamo certi che provenga da agricoltura bio) e non spremuto o centrifugato: infatti il consumo del frutto intero fa sì che le fibre presenti abbassino la velocità di assorbimento degli zuccheri nel sangue

· cercare di fare sempre pasti completi: l’abbinamento del primo piatto con proteine, grassi e verdure abbassa il carico glicemico dell’intero pasto

· evitare dolci e zuccheri aggiunti

· ridurre il consumo di latte e latticini: infatti anche se hanno un basso indice glicemico, hanno un alto indice insulinemico, cioè inducono un aumento nella secrezione dell’insulina e questo può andare a peggiorare l’insulino-resistenza

· consumare fonti buone di grassi come olio EVO, frutta secca, avocado

· limitare il consumo di grassi saturi

· limitare il consumo di interferenti endocrini come per esempio la soia


Nella PCOS si è visto che non è soltanto l’intake calorico totale a influenzare la sintomatologia ma anche il timing dei pasti: si è visto infatti che la divisione della giornata in tre pasti principali (colazione, pranzo e cena) con un intake calorico decrescente dalla colazione alla cena (colazione abbondante e cena scarsa) induce non solo un miglioramento glicemico e insulinemico ma anche la diminuzione della quantità androgeni circolanti e un aumento del tasso di ovulazione (che invece non si osserva a parità di intake calorico ma con colazione scarsa e cena abbondante).


Bibliografia

  • · D.Jakubowicz, M.Barnea, J.Wainstein, O.Froy – Effects of caloric intake timing on insulin resistance and hyperandrogenism in lean women with PCOS, Clinical Science (2013) 125, 423-432

  • · Banting LK, Gibson-Helm M, Polman R, Teede HJ, Stepto NK - Physical activity and mental health in women with polycystic ovary syndrome, BMC Womens Health. 2014 Mar 27;14(1):51. doi: 10.1186/1472-6874-14-51.

  • · Rondanelli M1, Perna S, Faliva M, Monteferrario F, Repaci E, Allieri F.-Focus on metabolic and nutritional correlates of polycystic ovary syndrome and update on nutritional management of these critical phenomena. Arch Gynecol Obstet. 2014 Dec;290(6):1079-92. doi: 10.1007/s00404-014-3433-z. Epub 2014 Sep 9.

  • http://www.alimentazioneinequilibrio.com


Fonte immagine:

https://www.mdedge.com/obgyn/article/134656/gynecology/treating-polycystic-ovary-syndrome-start-using-dual-medical-therapy


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